“Focus Cina” racconta le esperienze degli italiani e delle aziende italiane che hanno avviato un’attività nelle province cinesi. Questo mese abbiamo contattato Simone Padoan, Segretario Generale di EEGEX, associazione italiana costituita a gennaio 2015, che ha lo scopo statutario di promuovere il trasferimento di tecnologie e know-how nel settore Ambiente ed Energia. Il programma principale di EEGEX è rivolto alla Cina, perché Il team è composto da persone che hanno sviluppato attività di trasferimento tecnologico e sviluppo commerciale sin dalla fine degli anni '80.

1. Quando nasce il vostro interesse per la Cina e per quali ragioni?

Fin dall’inizio la nostra attenzione è stata rivolta alla Cina. Nel 2014-2015 abbiamo capito che i tempi erano maturi per far nascere un soggetto come EEGEX. La nostra attività consiste nel promuovere le tecnologie ed il know-how italiani e brevi percorsi di training professionale nella gestione ambientale per le delegazioni di Amministrazioni Pubbliche cinesi e l’invio periodico in Cina di esperti per tenere lezioni e conferenze su temi come il trattamento dell'acqua e le bonifiche. In questi anni abbiamo offerto il nostro contributo all’Ufficio Economico Commerciale dell'Ambasciata d'Italia a Pechino nella definizione del "pacchetto ambiente" e abbiamo supportato operativamente il Padiglione Italia a IE Expo 2016, la principale fiera ambientale cinese tenutasi a maggio a Shanghai, che è la versione cinese di IFAT, la principale fiera ambientale in Europa. Nel corso del tempo, è stata la richiesta dei partner cinesi a farci passare dalla semplice formazione al trasferimento tecnologico dalle aziende italiane a quelle cinesi.

2. Verso quali province si è orientata la vostra attività?

Noi ci siamo mossi su varie porzioni del territorio cinese, a seconda delle richieste locali. Le aree che abbiamo coperto maggiormente sono quelle più industrializzate come l’area del Jing-Jin-Ji che comprende Pechino, Tianjin e la provincia dello Hebei; una seconda area è quella situata attorno a Shanghai, dove si trovano le province del Jiangsu e dello Zhejiang; infine, il Guangdong che in quanto provincia più industrializzata è sempre stata all’avanguardia su scala nazionale nelle politiche di protezione ambientale. I temi che ci sono stati richiesti dipendono dalle priorità fissate dal governo e quindi risentono di campagne politiche a volte estemporanee, anche se dal 2015 il Governo cinese ha attuato una profonda riorganizzazione strutturale del settore, rendendolo molto più stabile, con linee di indirizzo precise, soprattutto nei temi dell’acqua, dell’aria, dei rifiuti e delle bonifiche del suolo.

3. Che rapporto avete instaurato con le autorità locali? E con i privati?

Abbiamo un rapporto molto diplomatico con le amministrazioni locali. Noi veniamo trattati come un’istituzione di tipo tecnico, in virtù delle attività di formazione che promuoviamo. In generale è possibile dire che le aziende di stato che si occupano di grandi appalti sono vincolate ad una sensibilità ambientale maggiore rispetto ai piccoli imprenditori che si occupano di opere di minor dimensione e che sono mossi principalmente da una logica di profitto.

4. Che tipo di attività svolgete in Cina per le aziende italiane?

Noi portiamo avanti quella che è un’attività ponte. In generale il processo produttivo resta in Italia e da qui ci occupiamo di identificare delle opportunità di sviluppo nel territorio cinese. Abbiamo inoltre stretto degli accordi di collaborazione con soggetti come CTEX (China Technology Exchange), una delle principali agenzie nazionali di trasferimento tecnologico e partecipata da CBEX (China Beijing Equity Exchange), il borsino che colloca in borsale equity della aziende di Stato, e anche con alcune Ong cinesi. Tutti questi soggetti con cui cooperiamo offrono servizi mirati alle aziende che si affacciano al mercato cinese.

5. Quali sono le principali difficoltà per chi vuole operare nel settore ambientale in Cina?

Una delle difficoltà principali risiede senza dubbio nel modello di processo decisionale che conduce alla definizione di un investimento infrastrutturale (depuratori, impianti di gestione rifiuti, ecc). Ad oggi il design dell’impianto viene fatto soprattutto da imprese di Stato che poi scelgono quella che è la migliore tecnologia esistente sulla base del proprio design. Le aziende italiane che hanno un vantaggio competitivo nella realizzazione di sistemi su misura restano penalizzate al contrario dei concorrenti del Nord Europa, più abitati a lavorare sulla standardizzazione dei processi. Sarebbe necessario, dunque, intervenire in anticipo nel processo decisionale, ancora prima della fase di progettazione degli impianti, in fase di identificazione dell’ipotesi di investimento.

6. Quali consigli vorreste dare ad un investitore italiano che vuole aprirsi al mercato cinese?

Il consiglio principale è senza dubbio quello di prepararsi. Chi ha intenzione di entrare nel mercato cinese con leggerezza corre il rischio di bruciarsi. E’ necessario elaborare un piano strategico e mettere in conto molta pazienza e investimenti. Inoltre bisogna essere consapevoli anche dell’esigenza di perdere del tempo per trovare il partner adatto. Una delle attività che svolgiamo, ad esempio, nella Provincia dell’Hebei, grazie ad un accordo con la locale Federazione Ambientale, è proprio quello di fare da garanzia per i partner privati. Infatti, la conoscenza del partner è un elemento cruciale per il successo dell’investimento in Cina. Va inoltre segnalato che anche in Cina ormai le violazioni ambientali ricadono nel diritto penale e che quindi a fianco di opportunità esistono anche i rischi connessi al dover affrontare un processo in un sistema giuridico come quello cinese. È quindi importante entrare nel mercato locale con piena consapevolezza dei propri diritti e doveri.

7. Che prospettive è possibile intravedere per il settore ambientale?

Il tema dell’ambiente è di estremo interesse in Cina perché un basso grado di qualità ambientale crea contrasto sociale e vanifica i propositi di buon governo dell’amministrazione cinese. La riforma ambientale prevede un processo organico di riforma della macchina amministrava, che dovrà prevedere maggior partecipazione della popolazione nella definizione di progetti di tipo ambientale.

Inoltre, il settore ambientale ha grandi prospettive di crescita. Basti pensare che gli investimenti per questo settore inseriti nel Tredicesimo Piano Quinquennale sono quattro volte quelli presenti nel precedente Piano. La dinamica di sviluppo prevede un ruolo determinate per il mercato, grazie anche ad una riforma del partenariato pubblico-privato. Inoltre si sta andando verso il consolidamento del principio “chi inquina paga”, con chiare responsabilità per i privati e quindi con un maggiore ricorso agli strumenti di mercato per gestire i costi dell’inquinamento. A questo proposito sono già stati adottati nuovi strumenti finanziari e la determinazione dello schema nazionale dei Bond Verdi, obbligazioni in dollari che finanziano i progetti di tutela ambientale e produzione di energia pulita.

 

ISPI Research Fellow

 

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